… and the world will be as one …

Contro i colpevoli delle divisioni fra gli uomini, contro chi nega le libertà individuali in ogni forma, contro chi diffonde i dogmi o altre offese all’intelligenza umana


L’esorcismo della ragione

Giugno 7th, 2008 · 2 Commenti

La prima serata di RaiTre di venerdì 6 giugno 2008 ci ha offerto una puntata del programma condotto da Corrado Augias, “Enigma”, dal titolo “Le sette sataniche”.

Un viaggio attraverso i pericoli che gli adolescenti, e non solo, corrono subendo il fascino dei culti demoniaci, con gli ovvi esempi dei famosi delitti delle “Bestie di satana” e dell’assassinio di suor Laura Mainetti a Chiavenna.

padre amorthInutile citare l’unanime condanna dei convenuti verso questo tipo di sette. Ma nonostante ciò non è mai trasparita l’idea di assurdità in sè di tali organizzazioni. E non poteva essere altrimenti: ospite illustre della serata era niente poco di meno che il famoso sedicente esorcista Padre Gabriele Amorth.

Ci si è interrogati sui motivi che possano attirare i giovani d’oggi verso le sette, si è parlato di società e di cultura, ma mai di falsi miti. Non si è fatto cenno a chi alimenta il mito di Satana, e cioè quello stesso sedicente esorcista che era in studio.

L’esistenza stessa della Chiesa si è sempre basata sull’esistenza del male. La nozione che ci viene passata è che il male si impersona in una entità che esiste, che c’è ed è fra noi. Una personificazione necessaria per giustificare l’altra personificazione, quella del bene in Dio, quel dio del quale essa si fa sedicente vicaria. Lucifero è stato un ottimo espediente per attirare fedeli e soprattutto per raggiungere il potere. Con la sua figura la Chiesa ha creato un potente nemico del quale si è poi proclamata unica arma per combatterlo. Ha così cavalcato le più manipolabili paure umane, servendosene anche per giustificare organizzazioni come l’Inquisizione e l’Indice.

satanaCome gran parte della sua dottrina, anche Satana non è certo un personaggio originale, o comunque di sua invenzione. Ma facendolo proprio, rendendolo vero e vivo, e trasportandolo fino ai giorni nostri, la Chiesa in un certo modo lo ha aiutato, lo ha diffuso, e ancora oggi lo “pubblicizza”. Chi si affida alle sette sataniche crede di vedere (in maniera ovviamente diversa) quello che Chiesa ed esorcisti credono (o vogliono farci credere) di vedere anch’essi. La differenza è nel modo, non nel merito. Chi si lascia affascinare dalla figura diabolica trova negli esorcisti una prova in più.

Le “possessioni” esistono perchè nella mente dei “posseduti” esiste la figura diabolica dalla quale credono di essere dominati. Così come i santi non appaiono e non fanno miracoli in società che li ignorano, così le famose possessioni sparirebbero se non ci fosse la diffusa convinzione che l’angelo caduto esista. Una mente malata affetta da disturbi psichici non potrebbe alterare concetti non conosciuti. Un matto per antonomasia crede di essere Napoleone, non un personaggio mai esistito.

Il miglior esorcismo è senz’altro quello della ragione: solo liberando la mente da certi condizionamenti culturali ci si può finalmente liberare del demonio, e con lui, delle sette sataniche.

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A Napoli due gay pestati fra l’indifferenza generale

Giugno 7th, 2008 · 3 Commenti

Proprio nel giorno del Gay Pride, a Napoli due ragazzi di 24 e 27 sono stati pestati a sangue da una banda di ragazzi, che gli hanno sferrato calci e pugni, anche in pieno volto, fra l’indifferenza generale dell’affollato vagone della Circumvesuviana sul quale si trovavano.

Notizia che dovrebbe ricordare al ministro Mara Carfagna quanto la sua definizione sul Gay Pride, che risponderebbe solo a “logiche esibizionistiche“, è semplicemente ridicola. L’emergenza omofobia nel nostro Paese è più seria di quel che si crede, e chi fa orecchie da mercante, o chi le ha già fatte, impedendo il varo di una norma anti-omofobia, è complice delle violenze che gli appartenenti al mondo LGBT subiscono.

Attendiamo inoltre la reazione dei napoletani che, così come hanno incendiato i campi rom dai quali proveniva una nomade che aveva tentato di rapire una bimba, assimilando un popolo alla monnezza che alla stessa stregua, in quanto indesiderata e dannosa, viene sempre bruciata, adesso sicuramente incendieranno i treni della circumvesuviana affollati dagli omofobi.

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Il papa batte cassa per le scuole cattoliche

Giugno 6th, 2008 · 2 Commenti

Il papa batte cassa. Prima fa una bella sviolinata al Governo Italiano per il nuovo clima di dialogo che si è creato, e poi va al sodo: soldi per le scuole cattoliche.

Premettiamo che il movente della sviolinata è ben diverso da un reale interesse al clima parlamentare. Difatti, il Parlamento ormai è stato svuotato di quelle parti politiche che avevano a cuore le classiche battaglie laiche, e che trovavano nel papa pro tempore il più assiduo oppositore. Abbiamo invero un governo chiaramente filo-vaticano e un’opposizione ancora più cattolica. Perchè stupirsi allora che il papa sia felice dell’attuale situazione?

Ma torniamo al finanziamento statale alle scuole cattoliche. Essendo l’Italia un paese laico (almeno così lascia intendere la Costituzione), non si può istituire alcuna scuola pubblica cattolica. Quindi istituti di questo tipo devono necessariamente nascere su iniziativa privata. E l’articolo 33 della Costituzione dice chiaramente che una siffatta scuola non deve costituire alcun onere per lo Stato.

Compito dello Stato è quello di garantire un’istruzione equa e neutrale. Facile immaginarsi le polemiche in una scuola se gli insegnanti di storiainneggiassero al fascismo piuttosto che al comunismo o viceversa. Stesso ragionamento deve essere posto anche verso qualunque religione. Chi vuole un’educazione che sia di parte, è libero di riceverla, purchè se la paghi, senza pretendere che debba essere compito dello Stato fornirgliela. Perchè a quel punto il tipo di istruzione scelta non è più un diritto, ma una precisa scelta di un particolare servizio o prodotto che sia. E’ come andare in ospedale e pretendere dal servizio pubblico i tipici servizi di lusso di una clinica privata.

Lo Stato è il garante dell’uguaglianza dei cittadini, senza alcuna distinzione. Finanziare le scuole private cattoliche vuol dire discriminare i non cattolici e comunque tutti quelli che decidono di affidarsi ad una scuola pubblica. E’ in più una lesione del principio di laicità sul quale si fonda e una precisa violazione della Costituzione.

In base al Concordato lo Stato già commette la discriminazione di fatto di sobbarcarsi i costi per l’istituzione dell’ora di religione cattolica nelle scuole, con tanto di stipendi dei professori a suo carico. Possibile che ora debba anche abbassarsi a tanto?

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La CEI dà le linee guida al nuovo Governo

Maggio 26th, 2008 · 1 Commento

TG della sera, ore 20.00. Quale sarà la notizia di apertura? Mmm, le nuove misure per l’emergenza clandestini? Nooo! Mmm, il problema rifiuti a Napoli? Nooo! Mmm, la devastazione dei negozi gestiti da extracomunitari? Nooo! Mmm, la storia del ragazzo gay accoltellato dal padre? Nooo!

La prima notizia, quella più importante, è la 58esima assemblea generale della Conferenza episcopale italiana, presieduta dal card. Angelo Bagnasco. Assemblea durante la quale, come sempre, si detta al Governo in carica il tipo di condotta da tenere sui più disparati temi. Eh sì, la CEI si autoproclama supervisore del Governo Italiano, e i telegiornali accettano implicitamente questo sedicente ruolo dandogli anche il debito risalto mediatico. Vedremo se lo accetterà anche il Governo, ma visti i presupposti storici i dubbi sono ben pochi, anche se qualche vana speranza ci sfiora. Il nostro Governo è stato bravissimo nel liquidare le ingerenze di Gheddafi sulla nomina del ministro Calderoli, e altrettanto bravissimo è stato nel ribattere alle esternazioni del governo spagnolo sulla gestione dell’emergenza immigrati. Ma non ci aspettiamo una pari reazione a questa ennesima ingerenza tenuta dai prelati.

Non è strana la volontà della CEI di dettare legge, sono duemila anni che la Chiesa lo fa. E’ strana la riverenza di uno stato alle direttive di un organismo esterno, non previsto dalla Costituzione. Ma tant’è, vediamo un po’ questi preti cosa pretendono, pardon, suggeriscono.

In primo luogo si parla degli immigrati. Per il card. Bagnasco il crescente bisogno di sicurezza, a cui i pubblici poteri devono dare risposte calibrate ed efficaci, non deve chiudere la strada ad una reale integrazione dei cittadini immigrati” e alla creazione di ghetti. Insomma, bisogna trovare quella via di mezzo che ideologicamente esiste ma praticamente no. Dovremmo integrare gli immigrati per dovere di civiltà, ma come integrarli non è dato saperlo visto che il problema lavoro è già tanto sentito da molti giovani italiani che espanderlo anche agli immigrati diverrebbe semplicemente un dramma. La Chiesa risolve il problema facendoli diventare preti, sopperendo in tal modo anche all’irreversibile tendenza in negativo di vocazioni nostrane. Ma come l’Italia debba affrontare il problema è un mistero, forse ci si aspetta la mano della provvidenza. Come se il card. Bagnasco non sapesse che il problema è alla fonte, che queste persone devono essere libere di vivere degnamente nel loro paese d’origine, magari accompagnati da una serie di nozioni sul controllo demografico. Ma sappiamo bene che qui il tasto è dolente, e per tanti motivi.

Poi si passa all’emergenza rifiuti. Anche lui si accorge che c’è un problema gravissimo e urgente, da risolvere con la responsabile collaborazione delle popolazioni. Quindi se ad una famiglia gli piazzano la discarica sotto casa, questa deve collaborare. Eppure, ricordiamo diversi preti manifestare insieme ai cittadini contro l’apertura delle discariche. E comunque, non ci risultano discariche o inceneritori in Vaticano, segno che almeno su questo tema è probabilmente la persona meno titolata a parlare.

Passiamo agli stipendi, alle pensioni e alla difesa del potere d’acquisto. Un argomento che ricorda come Berlusconi, all’epoca del suo precedente mandato, diceva che il Governo nulla poteva sull’aumento dei prezzi, e che non fece nulla sullo spropositato aumento dei costi di case ed affitti. Aumenti per incassare i quali tanti poveri inquilini vengono sistematicamente sfrattati da questi stessi preti e simili che ora parlano di emergenza abitativa. Come al solito, predicano bene, ma razzolano male.

E addirittura si inizia a parlare di morti sul lavoro, pressando affinchè si passi dalle parole ai fatti nel senso della prevenzione. Tutto giusto, è ovvio, ma sentirsi la predica da chi il lavoro non sa neanche dove inizia, che campa a spese dello stato italiano dicendo qualche messa qua e là, ci sembra un po’ troppo.

E come non parlare di bioetica, croce e delizia dei prelati, attaccando come al solito la fecondazione assistita, e il rischio di promuovere una mentalità eugenetica (eugenetica=miglioramento genetico dell’uomo). Anche qui, ovviamente, si vuole dare per scontato che la propria visione etica sia quella giusta, ordinando quindi cautela e prudenza del caso, celando in realtà la palese ambizione affinchè il tema si seppellisca del tutto e non se ne parli più. Tant’è vero che il card. Bagnasco auspica che quanto accennato sull’argomento in campagna elettorale sia una una buona premessa. Ai più corti di memoria ricordiamo che Berlusconi si definì “ararchico” sui temi etici, quindi l’intento vero del cardinale è chiarissimo. Con buona pace per le coppie che sono costrette ad andare all’estero per concepire un figlio che altrimenti nessun dio gli donerebbe.

Si affonda poi sul bullismo, segno di un vuoto dell’anima e di un’implicita richiesta d’aiuto. E se la prende con i media, con il depistaggio rispetto a cio’ che conta, a cio’ che vale, a cio’ che costruisce le persone e le comunità. Insomma, dovremmo vedere in tv la classica famiglia del Mulino Bianco, magari intervallata da opportune lezioni di catechismo, come se non sapesse e non sapessimo che le tv trasmettono, in onore dell’audience, ciò che la gente vuole che si trasmetta, e che le trasmissioni sono lo specchio della società. E che la colpa vera sta nel sistema scolastico che genera ragazzi più attaccati a Uomini e Donne che a Quark. La tecno-fobia, poi, dilaga anche quando il cardinale ci fa sapere come l’era digitale possa portare il piccolo schermo a diventare veicolo di diffusione della pornografia. Orsù, siamo onesti. Quando non c’era il digitale si guardavano pornazzi in cassette VHS, e in assenza di quelle c’erano le riviste specializzate. Qui non si tratta del mezzo, ma del fenomeno. Una cosa è attaccare la pornografia, fenomeno che può essere condiviso o meno, e una cosa è attaccare i mezzi di diffusione, quegli stessi mezzi che trasmettono a tutte le ore dichiarazioni, interventi, messe e prediche del clero. Questo tentativo di demonizzare la tecnologia facendone notare solo i pericoli è del tutto fuori luogo. E comunque ognuno in tv guarda ciò che vuole… o ogni trasmissione tv dovrà iniziare necessariamente con un Rosario o un Gloria Padre?

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Rifiuti in Campania. Si fa così e basta.

Maggio 26th, 2008 · Nessun Commento

Si fa così e basta. E’ la tanto attesa “soluzione” del Governo promessa in campagna elettorale sul problema rifiuti in Campania. Si fa così e basta. Le discariche sono queste e i rifiuti andranno messi qui. E se provate a dire di no, dovrete vedervela con l’Esercito appositamente schierato.

Non che le amministrazioni locali, comunali, provinciali e regionali, non abbiano colpe, ma una soluzione del genere sarebbe stata capace di tirarla fuori anche il più stupido degli stupidi. Una soluzione che ancora una volta dà il buon servito ai cittadini. Gli stessi cittadini che vedono la loro città afflitta dalla camorra, dal degrado sociale, dalla connivenza fra malavita e politica, e quindi l’incapacità di quest’ultima nel fare gli interessi reali delle persone che rappresenta in virtù degli interessi criminali ormai radicati indissolubilmente nel tessuto sociale. E quindi tocca al Governo farsi carico dei problemi. Ma invece di colpire la politica locale e la criminalità organizzata, si colpisce il cittadino, imponendo la presenza e le decisioni dello Stato.

In circa tre lustri di emergenza rifiuti in Campania, ancora non abbiamo visto lo Stato colpire un solo politico, un solo amministratore delle tante aziende che riversano i veleni abusivamente nel territorio (quante aziende esistono al sud?), un solo criminale, un solo responsabile per l’assenza di impianti di smaltimento e/o di riciclaggio. In compenso abbiamo visto lo Stato colpire a suon di manganello i cittadini che protestavano.

Cornuti e mazziati. Cornuti perchè traditi da quella politica locale che ha preso il legame diretto fra rappresentante e rappresentato e lo ha letteralmente ma purtroppo anche praticamente buttato nella monnezza. E la politica nazionale che non punisce i responsabili del danno, ma i danneggiati.

Se i rappresentanti politici precedenti hanno dimostrato incapacità a gestire il problema rifiuti anche perchè non si riusciva a trovare un accordo con la popolazione locale, la decisione di imporsi sulla volontà popolare è altrettanto sbagliata. In Campania nessuno vuole la discarica vicino casa perchè già si sa che quella discarica chiuderà quando sarà piena fino all’orlo. E una volta chiusa quella monnezza resterà lì per sempre, sotterrata da qualche metro di terra, come chi si copre per pudore, per vergogna. Provate a chiederlo a quelli che hanno costruito casa nei pressi della ex discarica dei Pisani, chiusa e trasformata in maneggio per cavalli. E che un giorno si alzano e affacciandosi alla finestra hanno visto invece degli equini un cumulo di monnezza che cresceva.

Ma si sa, meglio la monnezza nelle discariche che per strada, è ovvio. E che bisognasse trovare una soluzione nell’immediato era scontato. Ma una volta che si è imposta questa soluzione, possiamo avere la speranza che questa volta, almeno, le discariche saranno davvero temporanee? e che il pugno duro serva solo per arginare un problema che ormai c’è e va risolto?

Speriamo. Sono 15 anni che speriamo. Speriamo che i rifiuti in Campania vengano gestiti come in qualsiasi altro posto. E speriamo che finalmente si veda qualche responsabile del problema essere punito per la sua criminosa amministrazione. Perchè siamo stufi di vedere la monnezza materiale nelle discariche e la monnezza politica ancora per strada.

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Mara Carfagna e le logiche esibizionistiche

Maggio 21st, 2008 · 1 Commento

Gent.ma Ministro per le Pari Opportunità Mara Carfagna, lei il 19 maggio ha affermato «Penso che l’unico obiettivo dei Gay Pride sia quello di arrivare al riconoscimento ufficiale delle coppie omosessuali, magari equiparate ai matrimoni. E su questo certo non posso esser d’accordo» per poi aggiungere il giorno dopo che «… mi corre l’obbligo di precisare che e’ intenzione del ministero che guido combattere ogni forma di discriminazione nei confronti degli omosessuali» perchè «Sono cosciente delle tante discriminazioni nelle scuole, nelle universita’ e nei luoghi di lavoro e credo che l’Italia abbia il dovere di contrastarle con fermezza».

Lei è quindi pronta a combattere ogni discriminazione, ma non a riconoscere ufficialmente le coppie omosessuali. Perchè evidentemente per Lei questo non riconoscimento non costituisce una discriminazione. Eppure Le basterebbe ascoltare l’opinione di quelle coppie che non possono ambire ad un alloggio popolare, o di quelle persone che dopo una vita passata insieme al proprio compagno possono vedersi negato il diritto ad assistere la persona amata, per poi magari ritrovarsi senza reddito o senza casa se questi venisse a mancare. Infatti attualmente agli occhi della Legge queste persone fra loro sono perfetti sconosciuti, un omosessuale per il compagno amato non è nessuno.

Ci fa piacere apprendere la Sua presa di coscienza sull’esistenza di tante discriminazioni, che (giustamente) Lei si appresta a combattere, ma quando afferma «Io credo che l’omosessualità non sia più un problema. Perlomeno così come ce lo vorrebbero far credere gli organizzatori di queste manifestazioni» perchè «Sono sepolti i tempi in cui gli omosessuali venivano dichiarati malati di mente. Oggi l’integrazione nella società esiste» ci lascia perplessi.

Certo, ci mancherebbe altro, i tempi sono cambiati, oggi fortunatamente i tempi dei roghi purificatori sono finiti. Ma non può sottovalutare il fatto che la demonizzazione del diverso è ancora fortemente presente. Non si può non ricordare quel ragazzino che tempo fa si uccise perchè preso in giro dai compagni solo per aver una certa passione per il ballo, o quei due ragazzi messi alla gogna per essersi scambiati un bacio vicino al Colosseo, nei pressi di un locale gay che tempo dopo subì le ire di qualche omofobo teppistello, o rievocare le poco edificanti parole dei due generali che si sono contrapposti in campagna elettorale. E queste sono solo la punta di un iceberg.

Ci duole quindi notare la contraddizione di chi si fa paladina dei diritti omosessuali ma poi scade nel luogo comune per cui «il movimento GLBT non puo’ pretendere […] il patrocinio del Governo a manifestazioni che rispondono piu’ a logiche esibizionistiche che ad altro». Sentiamo il bisogno di farLe notare che in quanto ministro le persone sono ora più attente a quel che dice che a quel che mette in mostra. Perchè in realtà il problema vero non sta nel fatto di esibire, ma in ciò che si esibisce. I Gay Pride sono manifestazioni dove viene esibito il proprio essere omosessuali con una certa disinvoltura, e perchè no, ammettiamolo, anche con una sessualità resa piuttosto esplicita. Ma non si lo si fa più di quanto avvenga quotidianamente e a tutte le ore in tv, sui giornali, su internet, o su qualcosa a cui Lei e le Sue ex colleghe sono abituate: i calendari.

Diciamo quindi le cose come stanno: quello che dà fastidio in queste manifestazioni, la colpa delle “logiche esibizionistiche“, è quella di ostentare un tipo di sessualità diversa che, nel 2008, per molti è (ahimè per loro) ancora un tabù, un qualcosa di osceno, che non si può mostrare. Ecco dove l’integrazione non esiste. In chi non capisce che la diversità non è una scelta, in chi non accetta l’esistenza di un certo modo di essere, e che, pur essendo questo del tutto naturale, lo evita, lo rifugge, lo reprime, lo condanna. E il Governo non può farsi portavoce di questo malcostume, soprattutto se tramite il Ministro alle Pari Opportunità.

In Italia il diverso, agli occhi di molti nascosti magari dietro una maschera di perbenismo e tolleranza, è ancora visto come qualcosa di impuro, di strano, di anormale, di scandaloso. Qualcosa da vedere divertiti in un Gay Pride come si fa con i clown al circo, e una volta a casa giudicarli semplicemente dei pagliacci, persone senza serietà e a cui mai si possa attribuire un minimo di dignità. Se è addiruttura un ministro a darci questa sensazione, come si può pretendere di stradicarla fra la popolazione normale?

Cerchiamo di abituarci all’idea, si voglia o no, che le diversità di orientamento e di genere sessuale esistono e coinvolgono persone, esseri umani, con i loro bisogni di certezze, di autostima e autodeterminazione. Vedersi riconosciuti i diritti “simili a quelli garantiti alla famiglia” non è un capriccio, non è una posizione politica, ma una semplice e imprescindibile necessità.

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Il papa attacca Relativismo e Laicismo … e Democrazia

Maggio 19th, 2008 · 5 Commenti

Gli attacchi che più si odono dagli appelli di Benedetto XVI sono rivolti contro due grandi temi: il relativismo e il laicismo. Facciamo un po’ di chiarezza iniziando a definire i termini in questione:

Il relativismo è una posizione filosofica che nega l’esistenza di verità assolute, o mette criticamente in discussione la possibilità di giungere a una loro definizione assoluta e definitiva“. (Fonte wikipedia)

Il laicismo è l’atteggiamento filosofico, politico e sociologico di chi propugna la totale separazione tra stato e chiesa, ovvero l’assenza di interferenze religiose, dirette o indirette, nell’ambito legislativo, esecutivo e giudiziario di uno stato e più in generale nella vita civile di una comunità umana“. (Fonte wikipedia)

Relativismo, quindi, è sinonimo di pluralismo di idee, di opinioni, di condizioni, e comunque sempre di accettazione dei diversi modi di concepire il mondo vista l’impossibilità di trarne una accezione univoca. E’ quindi anche l’insieme di concetti che sono relativi, appunto, proprio perchè cambiano di senso a seconda delle applicazioni. Nella società, il relativismo può essere visto come l’analisi, lo studio e l’applicazione delle regole civili a seconda del contesto in cui vive ogni singolo individuo. E’ il preludio per l’esistenza di fatto dei diritti individuali e della preclusione di quei diritti e doveri che, proprio per la loro generalizzazione, possono risultare poco affini alle effettive esigenze della popolazione. Il relativismo è facilmente associabile ai concetti di libertà personale e soprattutto di democrazia: uno stato che non dia voce alle diversità di pensiero, che non riconosca le trasformazioni sociali, che non dia libertà di scelta ai propri cittadini, sarebbe uno stato assolutista e non democratico.

Il laicismo, dal canto suo, trova la sua base culturale proprio nel relativismo e quindi nel concetto stesso di democrazia. Le molteplicità di forme che la società può assumere a seconda delle visioni personali degli individui, dei contesti e delle trasformazioni sociali, storiche e culturali, rende impossibile per lo stato democratico prendere a riferimento le religioni, vista la loro concezione assolutista del mondo. Difatti, ogni religione è sedicente portatrice di verità uniche e indiscutibili, completamente inadatte a percepire e ad assorbire i mutamenti e le diversità sociali e anche, per evidente conseguenza, le esigenze e le libertà individuali dei cittadini. Uno stato che voglia dirsi democratico deve quindi necessariamente essere laicista.

Gli attacchi di Benedetto XVI al relativismo e al laicismo sono veri e propri attacchi alla democrazia. Attaccare il relativismo vuol dire aver desiderio di imporre la propria personalissima visione del mondo, di imporre il proprio potere sulla collettività limitando al massimo le libertà individuali e di autodeterminazione. E attaccare il laicismo è cercare di arginare quel fenomeno che impedisce a questo vile quanto anacronistico tentativo di divenire realtà.

Chi dà ascolto agli attacchi del papa, chi ne amplifica mediaticamente (a suo favore) le parole, chi risponde con un silenzio o con indifferenza alle sue affermazioni, chi politicamente gli si ispira e ne fa una guida nel suo mandato istituzionale, si rende complice di un attacco alla democrazia, si rende nemico della democrazia, nemico di quell’Italia che pone la democrazia come suo valore istituzionale, o meglio, costituzionale, ed imprescindibile.

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Il papa, il relativismo e l’emergenza educativa

Maggio 5th, 2008 · 1 Commento

 

In una Chiesa missionaria, posta dinanzi ad una emergenza educativa come quella che si riscontra oggi in Italia […] in una Chiesa che quotidianamente si confronta con la mentalità relativistica, edonistica e consumistica, sappiate allargare gli spazi della razionalità nel segno di una fede amica dell’intelligenza, sia nell’ambito di una cultura popolare e diffusa, sia in quello di una ricerca più elaborata e riflessa“.

E’ ciò che il papa ha detto all’Azione Cattolica in piazza S. Pietro ieri 04 maggio.

Iniziamo a puntualizzare che relativismo è sinonimo di libertà di pensiero, o meglio, pluralità di opinione. Non ci scandalizza di certo sentire una condanna a questi concetti da chi si autoproclama unico detentore ed interprete indiscusso dell’unica verità più vera di tutte le altre, cioè la sua. E non serve certamente ricordare i continui attacchi e condanne perpetrati verso i sostenitori di tesi discordanti dalle sue o da chi per lui.

La cosa che immediatamente si nota è che il messaggio papale è rivolto all’Azione Cattolica e non a tutti. Ma questo, abbondantemente amplificato dai nostri media, che invece di farselo legittimamente cantare e suonare come vogliono all’interno delle associazioni cattoliche, lo spargono in lungo e in largo su tutti i mezzi di informazione italiani trasformandolo in messaggio per tutti. Ma tant’è, discutiamone lo stesso.

Apprendiamo che per il papa la chiesa si confronta con la mentalità relativistica, ovvero con la libertà di pensiero. E’ vero, ma è un confronto nel senso di vera e propria lotta al relativismo, di lotta alla opinione diversa. La chiesa “impone” la sua ideologia (non per niente impone il voto di obbedienza), “attaccando” la libertà di pensiero, ma senza mai realmente (e lealmente) confrontarsi. E sembrerebbe fra l’altro anche incoerente provare a costruire un dialogo in cui almeno una delle parti ritiene insindacabile la sua posizione. E’ quindi impossibile parlare di “fede amica dell’intelligenza”. La fede è credere senza prove, l’intelligenza è ragionare, farsi un’opinione (una delle tante possibili), ed essere pronti a rivederla alla luce di nuove idee e/o scoperte. Quindi non andranno mai d’accordo. Un ossimoro, un nonsense gigantesco, la riproposta del vecchio mito che vede convivere Fede e Ragione.

In più, sempre secondo il papa, la Chiesa si trova a confrontarsi anche con una mentalità edonistica, cioè di ricerca esclusiva del piacere, fine a sè stesso, sottintendendo che l’uomo mira a questo piuttosto che alla fede. Beh, cosa c’è di strano? La fede, con le dovute eccezioni, è sempre stata il conforto dei più bisognosi, dei meno abbienti, fra loro è nata e loro incoraggia, e non è certo baluardo di chi i piaceri terreni li ha. Ecco quindi perchè il papa ce l’ha tanto con la ricerca della felicità nei piaceri terreni: il cosiddetto consumismo , che è figlio diretto dell’edonismo, allontana dalla fede. Le persone preferiscono, quando possono, affidarsi a piaceri “sicuri” dell’aldiquà, piuttosto che a piaceri “ipotetici” dell’aldilà. E se questo è un andamento tipico dei nostri tempi dipende solo dalla più facile accessibilità ai consumi, non ad un cambiamento dell’essere umano. Segno dei tempi, in una società ricca e soprattutto mediamente più colta, la fede non trova più le ragioni di esistere che c’erano una volta.

E poi fa sorridere sentir parlare così il detentore del potere assoluto di uno stato, il Vaticano, che si mantiene letteralmente “rubando” una parte del gettito fiscale di un altro stato, l’Italia. Vogliamo poi parlare del “consumismo” che c’è dietro il turismo religioso? o degli scandali (edonistici) sessuali? Il relativismo, nel senso che il valore dei concetti è relativo se applicato alla chiesa, gli è dentro fino al collo.

Addirittura per il papa questi concetti costituiscono una vera e propria emergenza educativa! Ma quale emergenza? Oratori, scout, sovvenzioni statali alle scuole cattoliche, Associazioni Cattoliche, Crocifissi nei luoghi pubblici, sacramenti impartiti in età infantile, ora di religione nelle scuole statali, visite pastorali e atti di culto nelle scuole, media che riportano ogni santo starnuto papale, talk-show che parlano di miracoli senza veri contraddittori… ma di quale emergenza sta parlando?

 

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Ostensione di Padre Pio. Idolatria della polvere

Aprile 28th, 2008 · Comments Off

Se sapessi che dopo la mia morte, a distanza di decenni, il mio corpo potrebbe essere riesumato per una macabra esposizione pubblica, pur per venerarmi, farei una bella cosa: disporrei di essere cremato e farei gettare le ceneri in mare.

Proprio non riesco a capire il bisogno di venerare le spoglie mortali di un santo. Per un fedele il corpo è solo un involucro che contiene l’anima di un individuo, che se ne libera al momento della morte.

Quell’ammasso di materia che viene ora esposto a San Giovanni Rotondo, materia che esiste da sempre e che prima contribuiva a comporre la struttura magari di altri esseri viventi, di rocce, di acque, e perchè no, stelle e pianeti lontani, non ha nulla per cui essere venerato, se non forse per l’aver compiuto “l’ultima tappa” nel formare il corpo di Padre Pio. Nel formare il corpo di Padre Pio il giorno della sua morte, visto che come tutti gli esseri viventi, anche per lui la maggior parte della materia che ne costituiva il corpo “si rinnovava” di continuo.

Polvere sei e polvere diventerai“. Ce lo insegna, a suo modo, anche la Bibbia. Dalla materia inanimata prende forma il nostro corpo, e materia inanimata diverrà. Anche per chi crede che tale passaggio sia caratterizzato dalla presenza e traslazione di un’anima il concetto non può cambiare. Le spoglie mortali di un individuo non hanno più nulla a che fare con quell’individuo, non gli appartengono più, anzi, dopo essersi decomposte, rientrano nei cicli naturali per formare altre strutture.

Contrariamente a quanto disposto dalle Sacre Scritture, quindi, a San Giovanni Rotondo si venera qualcosa, non qualcuno. E’ come pregare davanti ad una statua, o meglio, un idolo. Nulla è tanto lontano dalla ipotizzata anima di un individuo quanto il suo corpo terreno. Ma perchè allora questo tentativo di percepire attraverso il materiale ciò che è assolutamente spirituale?

L’incapacità di domandarsi se quell’ostensione avrebbe fatto piacere a Padre Pio accompagna la necessità di concretizzare in maniera tangibile la sua presenza, di renderla visibile, di richiamarla e di rievocarla, come se l’idea della sua vita ultraterrena non bastasse. Il cercare una via, un collegamento fra spoglie mortali e anima è sintomo, più che di devozione, di una certa fragilità di fede.

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Il papa negli USA

Aprile 22nd, 2008 · Nessun Commento

Siamo alle solite. I nostri media ci fanno sapere di “folle oceaniche” di americani che hanno riempito uno stadio da poco più di 40.000 posti per salutare calorosamente il papa. Folle oceaniche risaltate dai media che ci ricordano le ininterrotte dirette tv trasmesse in occasione della visita papale in America Latina, evento decisamente meno sentito dai media d’oltreoceano.

La visita di un papa (per loro fortuna) è sicuramente un evento eccezionale da quelle parti, e non essendoci in loco un bombardamento quotidiano di notizie che ti tengono aggiornato anche di ogni santissimo starnuto, comprendiamo la naturale propensione a conoscere meglio quell’uomo vestito di bianco. E la visita è sembrata anche cortese in quanto consci dell’immediata ripartenza dell’ospite verso la lontana Italia, ad interferire nella politica dello Stivale e non in quella di Bush.

Ma parliamo del messaggio lasciato dal papa è di cui egli è erroneamente convinto resterà traccia nelle menti e nelle azioni americane e dei membri ONU. Innanzitutto ci fa sapere che ammira la laicità degli statunitensi e la loro libertà religiosa, e che questa deve essere un esempio per l’Europa. Considerando che negli USA i presidenti giurano sulla Bibbia e si lavano la bocca recitando chissà quante volte la frasetta “God bless America”, vorremmo capire il papa cosa intende per laicità. Sugli stessi materialissimi dollari lo stato si appropria delle menti dei suoi cittadini dichiarando che questi credono in Dio senza nemmeno interpellarli. Ed è lo stesso stato che nelle scuole pubbliche preferisce far insegnare il dogmatico creazionismo vietando il darwinismo. Uno stato così non può dirsi laico. Che vi sia una avanzata libertà di culto è indiscutibile, ma la laicità è altrove.

Se non conoscessimo già la risposta vorremmo inoltre chiedere al pontefice perchè non ha sottolineato ad esempio che gli USA sono uno dei paesi dove l’ateismo sta avanzando a più non posso. E come mai non ha sottolineato che la diffusione della sua particolare versione della fede venne ottenuta a seguito di uno dei più grossi genocidi che la storia ricordi, quello dei nativi pellerossa. L’evangelizzazione di quei popoli divenne una delle giustificazioni per sopraffarli. Da persone razionali sappiamo bene che “i bianchi” avrebbero comunque sterminato “i rossi” a prescindere dalle credenze religiose, ma l’utilizzo della religione come pretesto già da allora ci faceva capire come tutte le religioni siano solo un’arma per unire interi popoli contro altri popoli, in nome di interessi spregiudicati del tutto terreni e non divini. Stessa sorte toccò infatti anche alle popolazioni dell’America Latina. Difendere le proprie libertà è facile, è difendere le libertà altrui il difficile. E le religioni, soprattutto la sua, hanno sempre preferito la prima alla seconda.
Dall’intervento all’ONU, di cui il Vaticano è membro, apprendiamo poi che secondo il pontefice i diritti civili devono prender spunto dai diritti naturali e da questi esserne imprescindibili. Ovviamente diritti naturali intesi secondo la sua personalissima visione e a lui dettata personalmente dal suo dio di cui si autoproclama vicario. Ci fa poi impressione quando vediamo che da regnante con pieni poteri di quel Vaticano che mai ha fatto propria la Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo, rivendica la sua attuazione ovunque e comunque, sempre facendo riferimento ai diritti naturali (non sia mai si riconoscano diritti diversi).

Il pontefice si appropria prima dei diritti naturali, fa delle religioni i detentori e i difensori di questi diritti, pretendendo poi che questi ispirino anche le leggi degli stati di fatto pretende che ogni stato debba uniformarsi alla volontà religiosa. Teocrazia pura.

Cambiamo argomento, e passiamo alla vicenda pedofila. Impressionante l’autoassoluzione che Ratzinger si è dato  facendosi portavoce della vergogna provata per quei pochi preti che hanno mal condotto la loro missione. Nessuna parola sul suo criminoso comportamento di copertura dello scandalo, del suo non far saper nulla, del suo permettere ai preti pedofili di perseverare nelle loro manie spostandoli di sede ad ogni scandalo. Nessuna parola dell’immunità ricevuta da Bush che lo protegge in quanto capo di stato dalle accuse mosse contro di lui proprio da tribunali americani, e nessuna parola dei veri e propri preti latitanti protetti fra le mura vaticane e sulla cui testa pesano condanne per reati di pedofilia. Come se fosse entrato in un confessionale, avesse confessato qualche peccatuccio, e si sia lavato la coscienza con qualche preghierina di penitenza. Ora è tutto a posto, lo scandalo è finito, la Chiesa è limpida.

Nota a margine: Perdoniamo infine i fallimentari dirigenti Alitalia che in tempi di crisi si prendono il lusso di offrire un costosissimo viaggio al povero (maddechè?) pontefice, potendo contare sul ragionevole dubbio che sia stata una mossa pubblicitaria per portare il marchio in giro per il mondo con a bordo un illustre ospite.

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